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Le dipendenze affettive

La dipendenza affettiva funziona esattamente come le dipendenze da sostanze, alcol o gioco d'azzardo, solo che la “droga” e la compulsione, sono legate al bisogno di un'altra persona e alla difficoltà di rinunciare ad essa.

L'essere dipendenti dall'altro in maniera patologica, significa non vivere in modo sano la relazione e si accompagna a sentimenti di perdita, preoccupazione, bassa autostima e paura dell'abbandono.

All'origine di questa dipendenza ci sono relazioni familiari che nella maggior parte dei casi, risultano essere caratterizzate da uno stile di attaccamento di tipo insicuro-ambivalente o insicuro-evitante. Tutte le dipendenze affettive hanno in comune un’esperienza di affetto carente o discontinua che hanno contribuito a creare vissuti di insicurezza e sfiducia.

Esistono molteplici tipologie di dipendenza affettiva, a seconda del tipo di attaccamento sperimentato, che si distinguono per le diverse modalità di azione e le differenti strategie difensive messe in atto nella relazione.

Queste tipologie sono: il dipendente passivo, il co-dipendente, il dipendente aggressivo e il contro dipendente. I primi tre tipi sono più frequenti nel genere femminile, mentre l’ultimo è maggiormente riscontrabile nel genere maschile.

Il passivo-dipendente è colui che non ha sperimentato cure e amore nell'infanzia e ha imparato a credere di non meritarne affatto. Quando queste persone si legano a qualcuno, si annullano, vivono per l’altro e non hanno altri interessi al di fuori del partner; l'unico obiettivo, è quello di non essere abbandonati. Di solito il partner ideale del passivo dipendente è narcisista, psicotico o/e sadico e se all'inizio questo partner promette attenzioni, a un certo punto della relazione cambia, fino ad essere aggressivo, in casi estremi. Questo può creare un circolo vizioso in cui entrambi i partner sono dipendenti l’uno dall'altro: il passivo dipendente non ha mai sperimentato amore e quindi può stare bene e sentirsi a casa solo con chi non glie ne dà, mentre il narcisista o psicotico possono non voler rinunciare alle piene attenzioni e al prostrarsi e annullarsi continui del partner dipendente.

Il co-dipendente è colui che vive il rapporto con l’altro in maniera ambivalente, poiché ha vissuto legami intermittenti e poco coerenti nell’infanzia. Frequentemente accade che questi pazienti hanno avuto genitori dipendenti, alcolisti o con problemi psicopatologici. Questo tipo di dipendenza viene anche chiamata “sindrome da crocerossina” e si caratterizza per il bisogno appreso di dover aiutare e salvare l’altro, in cambio di amore. Spesso queste persone si legano a qualcuno che ha problemi di dipendenza, riproducendo il pattern di relazione con il genitore. Il co-dipendente è una persona che non crede di meritare amore senza un sacrificio, un sforzo. Queste persone, al contrario del passivo-dipendente, hanno sperimentato affetto nell’infanzia, anche se in modo intermittente e quindi sanno di cosa si tratta; proprio per questo, conservano la speranza di rivivere quelle sensazioni di cura e amore aiutando l’altro, facendo qualcosa per meritarselo. Così si legano prevalentemente a persone problematiche che possono diventare una sfida e che grazie al proprio contributo possono un giorno ricambiarle e amarle. Questo purtroppo non avviene quasi mai e la causa è nella scelta sbagliata del partner, che non supererà mai i suoi problemi se non affidandosi ad un esperto.

L’aggressivo dipendente è colui che per comunicare i propri bisogni profondi di amore e attenzione utilizza la rabbia e il disprezzo. Egli scarica sul partner tutta la frustrazione per le mancanze, per il vuoto affettivo che ha sperimentato nell’infanzia. Queste persone si legano prevalentemente a partner disposti ad accettare di essere sempre aggrediti, quindi a dipendenti passivi. Insieme, queste due personalità dipendenti, creano un circolo vizioso per loro paradossalmente funzionale. Entrambi non vogliono separarsi: l’aggressivo dipendente sminuirà, aggredirà e non farà altro che infierire sull’autostima del passivo, mentre quest'ultimo, motivato dalla necessità di non essere abbandonato, accetterà questa modalità distruttiva di relazione.

Infine il contro-dipendente è colui che mette in atto comportamenti di difesa evitanti che non sembrano rientrare nella classica modalità di dipendenza. Queste persone hanno sperimentato un tipo di attaccamento insicuro-evitante e non hanno ricevuto mai affetto, né sperimentato amore. Il contro-dipendente ha imparato sin da piccolo, a non poter contare su nessuno e quindi a doversela cavare da solo. Nella relazione di coppia, queste persone appaiono anaffettive, distaccate e incapaci di dimostrare all’altro amore e vicinanza. Questo succede perché non ne hanno mai fatto esperienza e quindi non hanno avuto un modello di riferimento in grado di trasmettere e insegnare come amare e prendersi cura dell’altro. Il distacco emotivo diventa la strategia d’eccellenza per difendersi dalle esperienze dolorose di abbandono e prevale quindi l’idea che sia fondamentale per sopravvivere, bastare a se stessi. Assetti di personalità narcisistici e antisociali sono le possibili conseguenze di esperienze infantili di questi soggetti, che hanno vissuto dolorosamente la derisione e l’indifferenza ricevuta dai caregiver, in risposta alle loro richieste di attenzione. Queste personalità possono legarsi a partner co-dipendenti che cercheranno di salvarli o a dipendenti passivi che invece mireranno a non essere abbandonati e annulleranno se stessi per soddisfare i bisogni del contro dipendente. Quest’ultimo può contribuire a mantenere la relazione nel tempo, a causa del bisogno di essere adorato e riconosciuto.

Dott.ssa Michela Zibellini

 
 
 

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