I legami affettivi
- michelazibellini

- 15 giu 2020
- Tempo di lettura: 3 min
Per affettività si intende l’insieme degli stati emotivi sentimentali e umorali soggettivi, che sperimentiamo in relazione con l’ambiente. In latino “affectus” significa “colpito da”, e sta ad indicare l’impatto di determinate situazioni ambientali sul nostro stato d’animo. Senza un ambiente sociale con cui interagire e con cui sperimentare questi affetti, sarebbe impossibile esplicitarli e provarli. L’uomo quindi è nato per interagire con gli altri, creare legami affettivi, sentirsi protetto nei momenti di vulnerabilità e conoscere sé stesso attraverso un rispecchiamento con l’altro. Sin dalla nascita, l’uomo si trova ad essere dipendente dal legame con i propri genitori, in particolare con la madre. In questo primo approccio con l’altro, egli impara che i suoi bisogni possono essere accolti e riconosciuti e sperimenta sensazioni di cura e vicinanza fisica e psicologica. Bowlby parla di legame di attaccamento sicuro o insicuro, a seconda dell’ esperienza che ci troviamo a vivere con la figura di riferimento, che a sua volta ha sperimentato un determinato tipo di legame affettivo nell’infanzia. Ognuno di noi interiorizza il primo legame, che diventa successivamente un modello operativo interno, il nostro stile di interazione con gli altri. Uno stile di attaccamento sicuro permette alla persona di avere fiducia nel prossimo, di credere di meritare affetto e quindi di avere anche una buona autostima. Questa persona non teme le delusioni perché nella sua esperienza i legami sono stati positivi e caratterizzati da vicinanza, attenzioni, cura e rassicurazioni. La persona con un attaccamento insicuro, al contrario non si fiderà degli altri, avrà bassa autostima, in quanto le prime esperienze sono state affettivamente carenti, ambigue e discontinue, quindi potrebbe credere di non meritare amore, sentirsi in colpa, sviluppare sentimenti di gelosia verso il partner e le amicizie, o al contrario potrebbe isolarsi e quindi evitare le esperienze emotive temute e ritenute difficili. Solitamente il nostro stile relazionale rimane stabile nella vita adulta e nella ricerca di nuovi legami, cerchiamo di confermare i modelli di relazioni vissuti nelle prime fasi di vita e con le quali abbiamo familiarità. Nonostante ciò, è anche possibile migliorarci e nel caso di una persona con uno stile insicuro, essa può imparare ad acquisire sicurezza, maggiore autostima e quelle capacità interpersonali che possono rendere positive le relazioni future, evitando di rincorrere gli schemi relazionali noti. Secondo Watzlawick e colleghi, i nostri legami sono guidati dalla comunicazione. Essa ha un ruolo fondamentale per il raggiungimento dei nostri scopi e permette di persuadere l’altro e anche di manipolarlo. Secondo l’autore, ognuno di noi assume un ruolo nelle relazioni, che dipende dal personale modo di comunicare, un ruolo che abbiamo acquisito nella nostra prima esperienza di vita. Le relazioni si basano su modalità simmetriche o complementari, ovvero sull’essere sullo stesso piano o in una condizione di disuguaglianza. I legami duraturi, anche quando disfunzionali, possono durare a lungo grazie ai ruoli complementari che le persone ricoprono e dai quali non possono o non vogliono uscire, come ad esempio un marito dispotico e una moglie sottomessa, e viceversa. Spesso invece i legami simmetrici tendono a rompersi, se le persone, nel tentativo di rendere la dinamica comunicativa e relazionale vantaggiosa per sé, assumono una posizione di superiorità, che l’altro non accetta, in quanto non disposto a sottomettersi, come spesso può avvenire con un collega in ambito professionale, oppure in relazioni amicali, ma anche i rapporti di coppia, che subiscono inevitabilmente una rottura. Ovviamente vi sono diversi livelli di intensità nelle modalità complementari che molto spesso sono funzionali e adeguate per i soggetti coinvolti. Ad esempio in una coppia, una persona può avere un ruolo più dominante, essere abituata ad occuparsi degli altri e a prendere più facilmente le decisioni difficili e l’altra, al contrario può essere più dipendente e maggiormente abituata ad avere una guida. Questi due stili sono complementari ed entrambe le persone scelgono ed accettano di mantenere il rispettivo ruolo.
Un concetto interessante, nell’ottica di un miglioramento delle capacità di relazione è quello dell’ intelligenza emotiva di Goleman. Egli ne parla in questi termini: “ la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli altrui, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente quanto nelle relazioni sociali”. Questa abilità multidimensionale è la base per il benessere psicologico individuale e relazionale e parte dal presupposto che prima di essere in grado di relazionarci con l’altro, dobbiamo lavorare su noi stessi e imparare a conoscere le nostre emozioni, gestirle e monitorarle. Una piena consapevolezza di noi stessi ci permette di vivere con più serenità le relazioni, di essere più predisposti alla conoscenza e comprensione dell’altro, di riconoscere i nostri sentimenti, di essere più consapevoli di cosa comunichiamo ed esterniamo, di divenire quindi più disponibili e più capaci di creare legami affettivi sani.
Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento, Raffaello, Cortina Editore, Milano
Goleman, D. (1997). Intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano.
Watzlawick, P.-Beavin, J.H.- Jackson, D.D. (1967). Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, Astrolabio, Roma.
Dott.ssa Michela Zibellini






Commenti